Craxi al posto di Mazzini
Il re degli artisti provocatori e burloni ha colpito ancora. Lo scultore famoso per le sue provocazioni è riuscito oltre-misura nell’intento che si era prefisso: sfidare, far dibattere, far parlare di sé, creare un evento.
La provocazione è riuscita oltremisura perché sostituire il Mazzini di Carrara ha significati che su-perano l’aspetto artistico e intaccano l’essenza della storia di Carrara, quella recente e quella meno recente.
Nel ‘900 per 32 anni Carrara ha avuto sindaci repubblicani. I motti “anarchici” del 1894 vedono il 90% degli arrestati dichiararsi repubblicani. La “Giovine Italia” e lo spirito repubblicano erano già ben presente da noi prima dell’avvento del regno d’Italia. Nella storia di ogni famiglia di Carrara qualche figura di riferimento repubblicana è sempre presente.
Detto questo quindi Maurizio Cattelan chissà come si compiace del putiferio che ha scatenato, ma Carrara non può rinunciare alla propria storia solo per fare ancora più grande la fama di un artista. Oltretutto la provocazione dimentica completamente il territorio in cui si inserisce la sua opera. Chi dovesse venire a Carrara e vede la statua di Craxi se non ha seguito la polemica e se non conosce Carrara come fa a cogliere la provocazione. L’unica strada che l’Amministrazione comunale può percorrere per non incappare in una sollevazione popolare e sicuramente di tutti repubblicani di Carrara è di chiedere all’artista di ricollocare la sua opera. Da parte nostra, e in questo abbiamo già colto l’adesione dell’IdV, durante tutta la Biennale, nel festeggiare i 150 anni dell’Unità di Italia, proporremo una serie di dibattiti con la cittadinanza dai quali emerga lo sproposito dell’accostamento tra le due figure diametralmente opposte, soprattutto per il loro stile di vita e per il ruolo che hanno avuto nel nostro Paese. Mazzini ha posto le basi sin dal 1849 dell’impianto costi-tuzionale e repubblicano dell’Italia; quelle basi che la politica del malaffare legata a Craxi e al cra-xismo ha iniziato a destrutturare. Mazzini ha basato la sua vita e il suo impegno politico su valori fondamentali ai quali non è mai venuto meno; Craxi, partendo da valori in parte giusti, ha poi svuo-tato nei contenuti e nelle applicazioni pratiche quegli stessi valori. Mazzini, l’ideatore dell’unità d’Italia, d’Europa, del mondo, è sempre stato fermo e convinto sostenitore della Nazione “unica e indivisibile”; Craxi portando lo Stato alla sua crisi amministrativa e morale ha posto le premesse per la nascita di movimenti separatisti e localisti e sempre più disinteressati ai valori fondanti “il luogo dove nessun cittadino possa sentirsi straniero, la Patria”. Il pensiero mazziniano è tuttora attuale, studiato e insegnato all’estero più che in Italia. Il Craxismo rappresenta una esperienza completa-mente fallimentare e tipicamente italiana.
O l’Amministrazione di Carrara saprà dare risposta alla mancata sensibilità, o i Repubblicani Euro-pei, loro malgrado saranno costretti a prendere conseguenti decisioni.
Giorgio Giorgi
Segretario Toscano MRE
mercoledì 19 maggio 2010
martedì 4 maggio 2010
DICHIARAZIONE sen. L. SBARBATI
SBARBATI (MRE) ESCE DAL GRUPPO DEL PD E ADERISCE AL misto UDC, SVP, IO SUD E AUTONOMIE NON PER ENTRARE COME ERRONEAMENTE SCRITTO DA QUALCHE GIORNALE E SUPERFICIALMENTE DICHIARATO DA ALCUNI ESPONENTI POLITICI, NELL'UDC, MA PER PER RECUPERARE LA SUA SOGGETTIVITA' POLITICA E LAVORARE PER LA DIFESA DELLA LIBERALDEMOCRAZIA E LA RICOMPOSIZIONE DELLA DIASPORA REPUBBLICANA, IN UN GRUPPO COMPOSITO QUAL E' QUELLO SOPRA CITATO E CHE FRA BREVE SI CHIAMERA' UDC, SVP, IO SUD, AUTONOMIE E MRE
Signor Presidente, Onorevoli Colleghi,
dopo una lunga riflessione - e un travaglio politico e personale - ho deciso di lasciare il gruppo del Partito Democratico e di iscrivermi al gruppo UDC, SVP, Io SUD, Autonomie. Questa mia decisione è stata condivisa e supportata all'unanimità dagli organi del Movimento Repubblicani Europei che ho qui l'onore di rappresentare.
La scelta del gruppo UDC, SVP, Io SUD, Autonomie non modifica la mia collocazione di schieramento, che è di ferma opposizione nei confronti di questo Governo, ma intende privilegiare - come è nella tradizione dei Repubblicani - le questioni di contenuto, e quindi valutare autonomamente nel merito e nei fatti concreti quale debba essere il giudizio sui provvedimenti che il Senato sarà chiamato a discutere.
La decisione di lasciare il gruppo del Partito Democratico viene da lontano. Nel corso di questi anni è apparso sempre più chiaro che il PD che ha voluto escludere dall'atto fondativo la componente laica repubblicana, si è risolto nell'incontro di vertice tra un'area del mondo cattolico e la vecchia tradizione marxista.
La tenaglia tra ex DS ed ex DL esclude proprio quelle culture e quella visone politica che si riassumono nella democrazia liberale e che sono alla base delle moderne società occidentali. In queste condizioni, e dopo tante e sofferte battaglie, ho deciso di riprendere l'autonomia dell'MRE per continuare l'impegno per la democrazia e la difesa dei suoi valori fondanti che oggi sono in pericolo.
Ma c'è anche un'altra ragione che mi spinge in questa direzione. Il sistema bipolare (divenuto bipartitico di fatto), così come è stato costruito in Italia, produce solo guasti sistemici; e una endemica inadeguatezza della politica nella sua esigenza di fondo, che è quella di confrontarsi con i problemi del Paese. Sono in molti, nell'uno come nell'altro schieramento, che ne vanno prendendo atto. E allora è venuto il momento di superare questa visione miope e costrittiva della vita politica, di tornare a guardare e a collegarsi con le grandi famiglie politiche della tradizione europea; di ridare identità e ruoli definiti ai partiti che cercano il consenso e si candidano a governare forti di cultura e tradizione democratica.
E' in quest'ottica che continuerò il mio impegno di parlamentare e di dirigente politico. Dal gruppo UDC, SVP, Io SUD, Autonomie darò il mio contributo per costruire e rafforzare una delle grandi famiglie europee, nella quale da sempre mi riconosco, la famiglia della liberaldemocrazia. Il bipolarismo all'italiana ne ha mortificato la presenza, nel centrodestra come nel centrosinistra. Superare lo schema bipolare significa anche creare le condizioni per il superamento del bipartitismo, perché la democrazia liberale possa tornare ad occupare il suo spazio, a vivere ed esistere in autonomia, a lavorare per modernizzare il Paese. E' l'obiettivo per cui lavorerò e noi repubblicani lavoreremo in una presto ritrovata unità repubblicana.
Sen. Luciana Sbarbati
Roma, 28 aprile 2010
Signor Presidente, Onorevoli Colleghi,
dopo una lunga riflessione - e un travaglio politico e personale - ho deciso di lasciare il gruppo del Partito Democratico e di iscrivermi al gruppo UDC, SVP, Io SUD, Autonomie. Questa mia decisione è stata condivisa e supportata all'unanimità dagli organi del Movimento Repubblicani Europei che ho qui l'onore di rappresentare.
La scelta del gruppo UDC, SVP, Io SUD, Autonomie non modifica la mia collocazione di schieramento, che è di ferma opposizione nei confronti di questo Governo, ma intende privilegiare - come è nella tradizione dei Repubblicani - le questioni di contenuto, e quindi valutare autonomamente nel merito e nei fatti concreti quale debba essere il giudizio sui provvedimenti che il Senato sarà chiamato a discutere.
La decisione di lasciare il gruppo del Partito Democratico viene da lontano. Nel corso di questi anni è apparso sempre più chiaro che il PD che ha voluto escludere dall'atto fondativo la componente laica repubblicana, si è risolto nell'incontro di vertice tra un'area del mondo cattolico e la vecchia tradizione marxista.
La tenaglia tra ex DS ed ex DL esclude proprio quelle culture e quella visone politica che si riassumono nella democrazia liberale e che sono alla base delle moderne società occidentali. In queste condizioni, e dopo tante e sofferte battaglie, ho deciso di riprendere l'autonomia dell'MRE per continuare l'impegno per la democrazia e la difesa dei suoi valori fondanti che oggi sono in pericolo.
Ma c'è anche un'altra ragione che mi spinge in questa direzione. Il sistema bipolare (divenuto bipartitico di fatto), così come è stato costruito in Italia, produce solo guasti sistemici; e una endemica inadeguatezza della politica nella sua esigenza di fondo, che è quella di confrontarsi con i problemi del Paese. Sono in molti, nell'uno come nell'altro schieramento, che ne vanno prendendo atto. E allora è venuto il momento di superare questa visione miope e costrittiva della vita politica, di tornare a guardare e a collegarsi con le grandi famiglie politiche della tradizione europea; di ridare identità e ruoli definiti ai partiti che cercano il consenso e si candidano a governare forti di cultura e tradizione democratica.
E' in quest'ottica che continuerò il mio impegno di parlamentare e di dirigente politico. Dal gruppo UDC, SVP, Io SUD, Autonomie darò il mio contributo per costruire e rafforzare una delle grandi famiglie europee, nella quale da sempre mi riconosco, la famiglia della liberaldemocrazia. Il bipolarismo all'italiana ne ha mortificato la presenza, nel centrodestra come nel centrosinistra. Superare lo schema bipolare significa anche creare le condizioni per il superamento del bipartitismo, perché la democrazia liberale possa tornare ad occupare il suo spazio, a vivere ed esistere in autonomia, a lavorare per modernizzare il Paese. E' l'obiettivo per cui lavorerò e noi repubblicani lavoreremo in una presto ritrovata unità repubblicana.
Sen. Luciana Sbarbati
Roma, 28 aprile 2010
lunedì 22 marzo 2010
La Bolla Berlusconi
• Il Times on line contro il premier: "La bolla Berlusconi sta per scoppiare"
"La bolla Berlusconi sta per scoppiare". E' il titolo del lungo commento firmato dall'ex direttore dell'Economist Bill Emmott, che il Times online dedica, in prima pagina, alla situazione politica italiana, affiancato, nella sezione dedicata agli esteri, da un articolo di cronaca sulle elezioni regionali. Emmott ricorda gli scandali dei quali per mesi si sono occupati i giornali, racconti, dice, di "corruzione, sesso, collusione con la mafia, intercettazioni telefoniche", alcuni dei quali hanno coinvolto direttamente Berlusconi che inizialmente ha reagito dicendosi "scioccato" e poi ha fatto ricorso alla "vecchia tattica di fare la vittima", accusando la magistratura di essere comunista. Sabato poi in piazza ha gridato "all you need is love", sperando forse, scrive ancora Emmott con un gioco di parole sul nome dell'ex Beatles, "di avere man forte da Lennon contro i leninisti".
"Una bella opera buffa" - Si può tentare, prosegue l'analista, "di fare come molti italiani che alzano le spalle e dicono che non si può fare nulla" o anche di sostenere che Berlusconi "é il riflesso di ciò che molti italiani vorrebbero essere - ricco, allegro, forte, in grado di portare a letto tutte le starlette che vuole e evitare ogni legge che non gli piace - e dunque resterà sempre popolare. Ma ci sono segnali che l'opera buffa potrebbe essere sul punto di giungere ad un culmine grave".
E indica due finali possibili - Due le ipotesi, che il partito che sostiene il premier si possa dividere e il governo cadere tre anni prima della scadenza, oppure che Berlusconi riesca ad "usare il suo appeal demagogico e il controllo mediatico per sopravvivere e lanciare un nuovo attacco alle istituzioni, che considera nemiche e ostacoli al suo potere: la Corte Costituzionale, il potere giudiziario e la presidenza". Per Emmott Berlusconi "si fa paladino della libertà", ma quella "sua personale". E anche per questo i suoi alleati politici, da Fini a Bossi, "gli staranno al fianco soltanto fin quando conserverà il potere".
22 marzo 2010
"La bolla Berlusconi sta per scoppiare". E' il titolo del lungo commento firmato dall'ex direttore dell'Economist Bill Emmott, che il Times online dedica, in prima pagina, alla situazione politica italiana, affiancato, nella sezione dedicata agli esteri, da un articolo di cronaca sulle elezioni regionali. Emmott ricorda gli scandali dei quali per mesi si sono occupati i giornali, racconti, dice, di "corruzione, sesso, collusione con la mafia, intercettazioni telefoniche", alcuni dei quali hanno coinvolto direttamente Berlusconi che inizialmente ha reagito dicendosi "scioccato" e poi ha fatto ricorso alla "vecchia tattica di fare la vittima", accusando la magistratura di essere comunista. Sabato poi in piazza ha gridato "all you need is love", sperando forse, scrive ancora Emmott con un gioco di parole sul nome dell'ex Beatles, "di avere man forte da Lennon contro i leninisti".
"Una bella opera buffa" - Si può tentare, prosegue l'analista, "di fare come molti italiani che alzano le spalle e dicono che non si può fare nulla" o anche di sostenere che Berlusconi "é il riflesso di ciò che molti italiani vorrebbero essere - ricco, allegro, forte, in grado di portare a letto tutte le starlette che vuole e evitare ogni legge che non gli piace - e dunque resterà sempre popolare. Ma ci sono segnali che l'opera buffa potrebbe essere sul punto di giungere ad un culmine grave".
E indica due finali possibili - Due le ipotesi, che il partito che sostiene il premier si possa dividere e il governo cadere tre anni prima della scadenza, oppure che Berlusconi riesca ad "usare il suo appeal demagogico e il controllo mediatico per sopravvivere e lanciare un nuovo attacco alle istituzioni, che considera nemiche e ostacoli al suo potere: la Corte Costituzionale, il potere giudiziario e la presidenza". Per Emmott Berlusconi "si fa paladino della libertà", ma quella "sua personale". E anche per questo i suoi alleati politici, da Fini a Bossi, "gli staranno al fianco soltanto fin quando conserverà il potere".
22 marzo 2010
mercoledì 10 marzo 2010
POLITICA
Politica
Scontro Berlusconi-La Russa con un giornalista contestatore. Il reporter: denuncio il ministro
Duro scontro, che diventa anche fisico, tra un sedicente giornalista freelance, da un lato, e Silvio Berlusconi e Ignazio La Russa, dall'altro. Durante la conferenza stampa del premier nella sede del partito, Rocco Carlo Magno (questo il nome del freelance) chiede di porre delle domande. Ma il microfono non gli viene consegnato e allora prova direttamente alzando la voce. Berlusconi replica infastidito: "Lei è un maleducato, aspetti il suo turno".
Lo scontro con La Russa - Ma il più determinato è Ignazio La Russa, presente nella sala stampa. Il ministro della Difesa si va a sedere accanto a Carlo Magno, gli intima di tacere, e alla fine lo prende per il bavero provando a trascinarlo con sè, sotto gli occhi delle telecamere che riprendono l'intera scena. A questo punto l'uomo ha iniziato ad accusare il premier e il governo, mentre Berlusconi lasciava la sala, visibilmente irritato. All'uscita, il 'disturbatore' è stato preso di mira dai militanti del Pdl, che manifestavano fuori dal palazzo, diventando l'ultima 'attrazione' di telecamere e giornalisti.
Il giornalista: denuncerò La Russa - "Mi chiamo Rocco Carlomagno e querelerò il ministro Ignazio La Russa per aggressione perché la libertà di stampa si difende anche così". Lo ha detto il giornalista freelance, come lui stesso si è definito, quando finita la conferenza stampa del premier Silvio Berlusconi è stato portato all'esterno della sede del pdl in via dell'Umiltà dalla security del Pdl. Rispondendo a chi gli chiedeva cosa fosse successo ha spiegato: "Quando La Russa si è accorto che volevo fare domande diverse da quelle preconfezionate fatte fino a quel momento ha cercato di chiudermi la bocca, èvenuto subito a sedersi vicino a me per impedirmi di parlare e ha alzato le mani su di me"
10 marzo 2010
Scontro Berlusconi-La Russa con un giornalista contestatore. Il reporter: denuncio il ministro
Duro scontro, che diventa anche fisico, tra un sedicente giornalista freelance, da un lato, e Silvio Berlusconi e Ignazio La Russa, dall'altro. Durante la conferenza stampa del premier nella sede del partito, Rocco Carlo Magno (questo il nome del freelance) chiede di porre delle domande. Ma il microfono non gli viene consegnato e allora prova direttamente alzando la voce. Berlusconi replica infastidito: "Lei è un maleducato, aspetti il suo turno".
Lo scontro con La Russa - Ma il più determinato è Ignazio La Russa, presente nella sala stampa. Il ministro della Difesa si va a sedere accanto a Carlo Magno, gli intima di tacere, e alla fine lo prende per il bavero provando a trascinarlo con sè, sotto gli occhi delle telecamere che riprendono l'intera scena. A questo punto l'uomo ha iniziato ad accusare il premier e il governo, mentre Berlusconi lasciava la sala, visibilmente irritato. All'uscita, il 'disturbatore' è stato preso di mira dai militanti del Pdl, che manifestavano fuori dal palazzo, diventando l'ultima 'attrazione' di telecamere e giornalisti.
Il giornalista: denuncerò La Russa - "Mi chiamo Rocco Carlomagno e querelerò il ministro Ignazio La Russa per aggressione perché la libertà di stampa si difende anche così". Lo ha detto il giornalista freelance, come lui stesso si è definito, quando finita la conferenza stampa del premier Silvio Berlusconi è stato portato all'esterno della sede del pdl in via dell'Umiltà dalla security del Pdl. Rispondendo a chi gli chiedeva cosa fosse successo ha spiegato: "Quando La Russa si è accorto che volevo fare domande diverse da quelle preconfezionate fatte fino a quel momento ha cercato di chiudermi la bocca, èvenuto subito a sedersi vicino a me per impedirmi di parlare e ha alzato le mani su di me"
10 marzo 2010
martedì 9 marzo 2010
POLITICA
Politica
Regionali: Ciampi: "Assistiamo al massacro delle istituzioni"
Il decreto salva-liste "é solo l'ultimo aberrante episodio di torsione del nostro sistema democratico", in cui si assiste ad "un massacro delle istituzioni". Sono le parole dell'ex Presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi che commenta la situazione incandescente derivata dalla bocciatura del Tar del Lazio al decreto del governo.
"E' la conferma che con quel decreto - sottolinea Ciampi - il governo fa ciò che la Costituzione gli vieta, cioè interviene su una materia di competenza delle Regioni". Al punto in cui si è arrivati, secondo Ciampi, occorre difendere il Presidente della Repubblica e non "sparare sul quartier generale", anzi, sarebbe meglio "adoperarsi per proteggere ancora di più la massima istituzione del Paese".
Quanto alle elezioni, per l'ex Capo di Stato, sarebbe stato opportuno un rinvio, "ma per far questo - aggiunge - sarebbe stata necessaria una volontà politica che nella maggioranza è mancata". In primo luogo, per il senatore Ciampi, il governo avrebbe dovuto "riconoscere pubblicamente di avere commesso un grave errore, "chiedendo scusa agli elettori e agli eletti".
Poi, Ciampi ricorda che nel suo settennato ci sono state prove di forza con il premier Berlusconi. "E' successo con la legge Gasparri per le tv, che bocciai e anche con la riforma dell'ordinamento giudiziario. Materie assai scomode e spinose, cui il premier era molto interessato". Ciampi spiega di non aver sempre fatto bene, "perché tutti si sbaglia" ma non ha "mai mollato - aggiunge riferendosi al motto dei fratelli Rosselli - rispetto a ciò che mi dettavano la Costituzione e la mia coscienza".
09 marzo 2010
Regionali: Ciampi: "Assistiamo al massacro delle istituzioni"
Il decreto salva-liste "é solo l'ultimo aberrante episodio di torsione del nostro sistema democratico", in cui si assiste ad "un massacro delle istituzioni". Sono le parole dell'ex Presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi che commenta la situazione incandescente derivata dalla bocciatura del Tar del Lazio al decreto del governo.
"E' la conferma che con quel decreto - sottolinea Ciampi - il governo fa ciò che la Costituzione gli vieta, cioè interviene su una materia di competenza delle Regioni". Al punto in cui si è arrivati, secondo Ciampi, occorre difendere il Presidente della Repubblica e non "sparare sul quartier generale", anzi, sarebbe meglio "adoperarsi per proteggere ancora di più la massima istituzione del Paese".
Quanto alle elezioni, per l'ex Capo di Stato, sarebbe stato opportuno un rinvio, "ma per far questo - aggiunge - sarebbe stata necessaria una volontà politica che nella maggioranza è mancata". In primo luogo, per il senatore Ciampi, il governo avrebbe dovuto "riconoscere pubblicamente di avere commesso un grave errore, "chiedendo scusa agli elettori e agli eletti".
Poi, Ciampi ricorda che nel suo settennato ci sono state prove di forza con il premier Berlusconi. "E' successo con la legge Gasparri per le tv, che bocciai e anche con la riforma dell'ordinamento giudiziario. Materie assai scomode e spinose, cui il premier era molto interessato". Ciampi spiega di non aver sempre fatto bene, "perché tutti si sbaglia" ma non ha "mai mollato - aggiunge riferendosi al motto dei fratelli Rosselli - rispetto a ciò che mi dettavano la Costituzione e la mia coscienza".
09 marzo 2010
sabato 6 marzo 2010
CONTRO DECRETO SALVALISTE
Dl salvaliste, Sabato 13 Pd in piazza con tutto centrosinistra
Roma, 6 mar. (Apcom) - Il Pd e il centrosinistra scendono in piazza, già oggi pomeriggio si terranno delle manifestazioni a Roma e a Milano e sabato prossimo nella capitale si terrà una iniziativa nazionale. I democratici, in una nota, spiegano: "Il decreto è un vero e proprio condono, un provvedimento che serve solo a occultare gli errori e le divisioni, a sanare il vero e proprio pasticcio combinato da una destra che pensa di vincere calpestando le regole. Contro il decreto il Pd e l'intero centrosinistra moltiplicheranno le iniziative elettorali per questo fine settimana".
"Le forze del centrosinistra - continua il comunicato - danno appuntamento oggi a Roma, alle 16,30 al Pantheon, a Milano, alle 17 in via Dante, e in altre città italiane e promuovono una manifestazione nazionale a Roma, che si svolgerà sabato prossimo nel pomeriggio. Contro la destra dei sotterfugi e degli imbrogli la parola d'ordine sarà: per vincere, sì alle regole, no ai trucchi".
Roma, 6 mar. (Apcom) - Il Pd e il centrosinistra scendono in piazza, già oggi pomeriggio si terranno delle manifestazioni a Roma e a Milano e sabato prossimo nella capitale si terrà una iniziativa nazionale. I democratici, in una nota, spiegano: "Il decreto è un vero e proprio condono, un provvedimento che serve solo a occultare gli errori e le divisioni, a sanare il vero e proprio pasticcio combinato da una destra che pensa di vincere calpestando le regole. Contro il decreto il Pd e l'intero centrosinistra moltiplicheranno le iniziative elettorali per questo fine settimana".
"Le forze del centrosinistra - continua il comunicato - danno appuntamento oggi a Roma, alle 16,30 al Pantheon, a Milano, alle 17 in via Dante, e in altre città italiane e promuovono una manifestazione nazionale a Roma, che si svolgerà sabato prossimo nel pomeriggio. Contro la destra dei sotterfugi e degli imbrogli la parola d'ordine sarà: per vincere, sì alle regole, no ai trucchi".
mercoledì 3 marzo 2010
POLITICA
Politica
Il giallo dell'editoriale fantasma sul Corriere. De Bortoli ribadisce: il rinvio era stato concordato
Resta un mistero la "sparizione" del duro editoriale apparso sul Corriere della Sera di martedì e firmato da Ernesto Galli della Loggia. Lunedì sera era apparso in pagina con il titolo "Il fantasma di un partito", ma all’ultimo momento e senza un'apparente ragione è sparito per far spazio ad un altro editoriale, di Sergio Rizzo, sul disegno di legge anti- corruzione approvato dal governo. Peccato che lo stop deciso dal direttore sia arrivato troppo tardi per fermare la stampa di 17mila copie destinate alle capitali europee e per evitare che apparisse nell'edizione online del Corriere. "Un errore tecnico", avrebbe poi spiegato il direttore Ferruccio de Bortoli per mettere a tacere le polemiche ma soprattutto il sospetto che dietro l'operazione ci sia stata una precisa scelta di censurare un pezzo forse un po' troppo duro nei confronti del Pdl.
Il retroscena - Nei corridoi della redazione si mormorava che un caporedattore avrebbe dato il via libera al “bozzino” prima che il direttore cambiasse idea. Ma perché l’ha cambiata? De Bortoli, nell’incontro con il cdr, ha spiegato che l’edizione di ieri aveva ben tre pagine di cronaca e commenti sui guai del Pdl, e che per questo dedicare alle vicende lombarde e laziali anche un fondo di prima pagina non sarebbe stato equilibrato. Insomma: meglio sostituirlo con un commento di Rizzo sul provvedimento anti-corruzione licenziato dal governo, "sul quale — ha spiegato il direttore — noi abbiamo fatto una campagna di stampa".
L'editoriale "fantasma" è ricomparso oggi - "La plastica si sta squagliando? Sembrerebbe", scrive. "Certo è che coloro che si erano illusi dopo le elezioni del 2008 che il Pdl fosse diventato un partito più o meno vero, qualcosa di più di una lista elettorale, sono costretti ora a ricredersi. Non era qualcosa di più: spesso, troppo spesso, era qualcosa di peggio". Inizia così l'editoriale di Ernesto Galli della Loggia "Il fantasma di un partito", la cui pubblicazione sul Corriere della Sera è slittata appunto ad oggi.
Dura critica al Pdl - Nell'editoriale, Galli della Loggia parla del Pdl come di "una somma di rissosi potentati locali riuniti intorno a figuranti di terz'ordine, rimasuglio delle oligarchie e dei quadri dei partiti di governo della prima Repubblica. E tra loro, mischiati alla rinfusa - specie nel Mezzogiorno, che in questo caso comincia dal Lazio e da Roma - gente dai dubbi precedenti, ragazze troppo avvenenti, figli e nipoti, genti d'ogni risma ma di nessuna capacità".
Della Loggia parla anche di "intrighi" - L'editoriale aggiunge che tra le file del Pdl dalla primavera dell'anno scorso si stanno ordendo "intrighi" "quando non vere e proprie congiure (e dunque non mi riferisco certo - scrive Galli della Loggia - all'azione del presidente Fini, il quale invece si è sempre mosso allo scoperto, parlando ad alta voce)". "La personalità del premier - sottolinea - ha mostrato tutta la sua congenita, insuperabile estraneità all'universo della politica modernamente inteso. E dunque anche alla costruzione di un partito. La politica, infatti, non è vincere le elezioni e poi comandare, come sembra credere il nostro presidente del Consiglio ; è prima avere un'idea, poi certo vincere le elezioni, ma dopo anche convincere un paese e infine avere il gusto e la capacità di governare: tutte cose a cui Berlusconi, invece, non sembra particolarmente interessato e per le quali, forse, un partito non è inutile".
L'analisi conclusiva - "Il potere e la personalità del leader sono state un elemento decisivo nell'impedire che la Destra esprimesse niente altro che Forza Italia e il Pdl", prosegue Galli della Loggia, ma "né l'uno né l'altra esauriscono il problema. Il verificarsi simultaneo della caduta del Muro di Berlino e di Mani pulite ha significato la fine virtuale di tutte le culture politiche che la modernità italiana era riuscita a mettere in campo nel Novecento. E' quindi rimasto un vuoto che il Paese non è riuscito a colmare". Il vuoto, afferma, è più sensibile a destra, e più sensibili ne sono gli effetti negativi, perché lì la storia dell'Italia repubblicana non ha costruito nulla e dunque non ha potuto lasciare alcun deposito; che invece è rimasto solo nel centro-sinistra, erede di un ininterrotto sessantennio di governo del Paese tanto al centro che alla periferia".
De Bortoli ribadisce: si è trattato di un errore tecnico - Nel pubblicare il fondo, de Bortoli torna con un corsivo sull' "errore tecnico" per il quale l'articolo è comparso ieri per qualche ora sul Corriere.it ed è stato inviato alle rassegne stampa notturne, sottolinea che "il rinvio era stato concordato con l'autore" e, assumendosi la responsabilità di quanto accaduto, si scusa con i lettori. Resta il sospetto.
03 marzo 2010
Il giallo dell'editoriale fantasma sul Corriere. De Bortoli ribadisce: il rinvio era stato concordato
Resta un mistero la "sparizione" del duro editoriale apparso sul Corriere della Sera di martedì e firmato da Ernesto Galli della Loggia. Lunedì sera era apparso in pagina con il titolo "Il fantasma di un partito", ma all’ultimo momento e senza un'apparente ragione è sparito per far spazio ad un altro editoriale, di Sergio Rizzo, sul disegno di legge anti- corruzione approvato dal governo. Peccato che lo stop deciso dal direttore sia arrivato troppo tardi per fermare la stampa di 17mila copie destinate alle capitali europee e per evitare che apparisse nell'edizione online del Corriere. "Un errore tecnico", avrebbe poi spiegato il direttore Ferruccio de Bortoli per mettere a tacere le polemiche ma soprattutto il sospetto che dietro l'operazione ci sia stata una precisa scelta di censurare un pezzo forse un po' troppo duro nei confronti del Pdl.
Il retroscena - Nei corridoi della redazione si mormorava che un caporedattore avrebbe dato il via libera al “bozzino” prima che il direttore cambiasse idea. Ma perché l’ha cambiata? De Bortoli, nell’incontro con il cdr, ha spiegato che l’edizione di ieri aveva ben tre pagine di cronaca e commenti sui guai del Pdl, e che per questo dedicare alle vicende lombarde e laziali anche un fondo di prima pagina non sarebbe stato equilibrato. Insomma: meglio sostituirlo con un commento di Rizzo sul provvedimento anti-corruzione licenziato dal governo, "sul quale — ha spiegato il direttore — noi abbiamo fatto una campagna di stampa".
L'editoriale "fantasma" è ricomparso oggi - "La plastica si sta squagliando? Sembrerebbe", scrive. "Certo è che coloro che si erano illusi dopo le elezioni del 2008 che il Pdl fosse diventato un partito più o meno vero, qualcosa di più di una lista elettorale, sono costretti ora a ricredersi. Non era qualcosa di più: spesso, troppo spesso, era qualcosa di peggio". Inizia così l'editoriale di Ernesto Galli della Loggia "Il fantasma di un partito", la cui pubblicazione sul Corriere della Sera è slittata appunto ad oggi.
Dura critica al Pdl - Nell'editoriale, Galli della Loggia parla del Pdl come di "una somma di rissosi potentati locali riuniti intorno a figuranti di terz'ordine, rimasuglio delle oligarchie e dei quadri dei partiti di governo della prima Repubblica. E tra loro, mischiati alla rinfusa - specie nel Mezzogiorno, che in questo caso comincia dal Lazio e da Roma - gente dai dubbi precedenti, ragazze troppo avvenenti, figli e nipoti, genti d'ogni risma ma di nessuna capacità".
Della Loggia parla anche di "intrighi" - L'editoriale aggiunge che tra le file del Pdl dalla primavera dell'anno scorso si stanno ordendo "intrighi" "quando non vere e proprie congiure (e dunque non mi riferisco certo - scrive Galli della Loggia - all'azione del presidente Fini, il quale invece si è sempre mosso allo scoperto, parlando ad alta voce)". "La personalità del premier - sottolinea - ha mostrato tutta la sua congenita, insuperabile estraneità all'universo della politica modernamente inteso. E dunque anche alla costruzione di un partito. La politica, infatti, non è vincere le elezioni e poi comandare, come sembra credere il nostro presidente del Consiglio ; è prima avere un'idea, poi certo vincere le elezioni, ma dopo anche convincere un paese e infine avere il gusto e la capacità di governare: tutte cose a cui Berlusconi, invece, non sembra particolarmente interessato e per le quali, forse, un partito non è inutile".
L'analisi conclusiva - "Il potere e la personalità del leader sono state un elemento decisivo nell'impedire che la Destra esprimesse niente altro che Forza Italia e il Pdl", prosegue Galli della Loggia, ma "né l'uno né l'altra esauriscono il problema. Il verificarsi simultaneo della caduta del Muro di Berlino e di Mani pulite ha significato la fine virtuale di tutte le culture politiche che la modernità italiana era riuscita a mettere in campo nel Novecento. E' quindi rimasto un vuoto che il Paese non è riuscito a colmare". Il vuoto, afferma, è più sensibile a destra, e più sensibili ne sono gli effetti negativi, perché lì la storia dell'Italia repubblicana non ha costruito nulla e dunque non ha potuto lasciare alcun deposito; che invece è rimasto solo nel centro-sinistra, erede di un ininterrotto sessantennio di governo del Paese tanto al centro che alla periferia".
De Bortoli ribadisce: si è trattato di un errore tecnico - Nel pubblicare il fondo, de Bortoli torna con un corsivo sull' "errore tecnico" per il quale l'articolo è comparso ieri per qualche ora sul Corriere.it ed è stato inviato alle rassegne stampa notturne, sottolinea che "il rinvio era stato concordato con l'autore" e, assumendosi la responsabilità di quanto accaduto, si scusa con i lettori. Resta il sospetto.
03 marzo 2010
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